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Sapresti distinguere un essere umano o un oggetto creato da una intelligenza artificiale? È l’inquietante titolo di un recente articolo pubblicato su la Repubblica e, a quanto pare, la risposta al quesito è negativa.

L’ultimo rapporto dell’Osservatorio Reti e Servizi di Nuova Generazione dell’Istituto per la Competitività (I-Com) fa un’analisi della competitività in Europa nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale.

Moltissimo secondo quanto risulta dalla ricerca Microsoft intitolata Le competenze dei dipendenti e il potenziale dell’IA che ha coinvolto nei mesi scorsi 12.000 dipendenti e figure dirigenziali in tutto il mondo, oltre 600 in Italia.

A che punto sono le aziende italiane rispetto all’uso delle nuove tecnologie e, in particolare, dell’intelligenza artificiale per la customer care? Condividiamo un articolo pubblicato da Adnkronos che offre una panoramica di quanto è emerso nel corso dell’evento UMANia2020, organizzato da IULM AI LAB.

In un articolo pubblicato su Agenda Digitale, Domenico Marino dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria cita alcune sperimentazioni utilizzate per la diagnosi di Covid-19. Presso l’Università della California di San Diego i ricercatori hanno lavorato per più di un anno a un programma di intelligenza artificiale in grado di individuare la polmonite a partire da radiografie del torace, poi applicato con successo per i malati di Covid.

Il piano italiano per l’intelligenza artificiale.
Il budget pubblico ammonta a 888 milioni per i primi cinque anni, ai quali si aggiungono 605 milioni da contributi privati. Si tratta del piano nazionale reso pubblico dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

L’intelligenza artificiale può rappresentare una valida risposta per i Paesi a reddito medio-basso che hanno difficoltà ad accedere alle cure mediche.